Matsyendrasana

“Il matsyendrasana (postura di Matsyendra) è l’arma che distrugge una quantità di malattie terribili; grazie alla sua continua pratica, esso ravviva il fuoco gastrico degli uomini, permette il risveglio della kundalini e la stabilità di candra.

Candra (lett. Luna) sta qui per il nettare lunare, cioè l’ambrosia, l’amrta, che stilla dal sommo del capo, di cui si è discusso nell’introduzione (cfr. supra, pp 12-13)  Svatmarana colloca la sorgente del sacro fluido nella regione palatale. E’ da qui che esso stilla incessantemente per poi essere bruciato dal fuoco del manipura-chakra. Grazie a questo asana, il fluido viene stabilizzato, bloccato; se ne impedisce il fluire e grazie a ciò si conquista l’immortalità.

H.Y.P (I, 27)

Boris Tatzky nel libro ‘Hatha-Yoga: Posizioni di Rotazione”, dona a questo asana un posto di rilievo mettendo l’accento sulla capacità di riequilibrare le due forze energetiche (ida e pingala). Mantenendo la colonna vertebrale su un asse verticale, con il suo movimento a spirale rallenta la circolazione negli arti inferiori favorendo, così, la risalita dell’energia. Questa chiusura della parte addominale ravviva il fuoco gastrico e va a lavorare su manipura chakra.  Ho trovato interessante la proposta sulla circolazione energetica una volta stabilizzata la posizione, di seguito ve la indico brevemente:

IN: salire dal piede destro, passare per la parte interna della gamba destra ed arrivare a muladhara chakra

PP: contrazione del pavimento pelvico

ES: salire lungo la colonna vertebrale fino ad arrivare ad ajna chakra, successivamente scendere dalla parte interna del braccio sinistro arrivando fino alle dita

PV:  riportare l’attenzione al piede destro

Anche Jean-Pierre Laffez nel libro indicato precedentemente parla di questa posizione esaltandone gli effetti sia a livello energetico sia a livello corporeo. L’immobilità del bacino porta ad un raddrizzamento della sola colonna vertebrale, in questo movimento i muscoli spinali allineano la testa e le vertebre cervicali. Aggiunge anche che la stabilità del nettare lunare che ne scaturisce farà conquistare l’immortalità a colui che la pratica.

“Dopo aver afferrato il piede destro posto alla base della coscia sinistra (con la mano sinistra passante dietro mio dorso) e il piede sinistro appoggiato contro l’esterno del ginocchio destro (con la mano destra), si stia con il busto voltato nella direzione opposta: questo è l’assenza insegnato dal santo Matsyendrasana.”

H.Y.P (I, 26)

Tratto dalla Gheranda Samhita (a cura di Stefano Fossati)

Matsyendrasana (la postura di Matsyendra)

22. Si spinga indietro lo stomaco e lo si mantenga contratto senza sforzo, si pieghi la gamba sinistra al di là del ginocchio destro;

23. Si appoggi su quella (cioè sulla gamba sinistra) il gomito destro, e il mento nella mano destra. Questa postura è chiamata Matsyendra.

Secondo un’altra interpretazione del testo, la torsione del busto deve essere molto accentuata, sì che l’addome <assomigli alla schiena>. Inoltre la HYP (I, 26), precisa che il piede destro deve essere portato all’attaccatura della coscia sinistra, e le mani devono afferrare i piedi a esse opposti (la mano sinistra il piede destro, e viceversa). Matsyendra (Signore dei pesci) è una figura leggendaria che, secondo alcune tradizioni, avrebbe questo nome per aver udito, in forma di pesce, gli insegnamenti sullo Yoga direttamente da Shiva, mentre questi li comunicava alla dea Parvati.”

 Tratto dalla Trisikhibrahmana Upanishad

“Fissare il piede destro alla radice della coscia sinistra. Con una mano (la destra) circondare il ginocchio (sinistro). Con la mano sinistra prendere l’alluce del piede sinistro, e l’asana del pesce (Mastya).”

Come abbiamo potuto constatare nei vari testi Matsyendrasana è una delle poche posizioni che prende il nome dal suo fondatore, Matsyendra-natha. Si narra che nell’esecuzione di questa posizione lo yogin suddetto raggiunse lo stato di perfezione. A tal proposito B. Tatzky ci indica che a tale posizione si può associare la simbologia del triangolo, perché l’asana in oggetto porta il praticante ad una evoluzione secondo tre gradi:

1. Animale o la non coscienza per via di Matsya, il pesce

2. L’essere umano o la coscienza per via di Indra, il dio guerriero

3. Il dio o la sovra-coscienza per via dello yogin Matsyendra

Da questa triade possiamo, inoltre, ricollegarci al mutamento tra lo stadio d’ignoranza e la super-coscienza.

La consapevolezza, durante l’esecuzione, deve essere posta alla rotazione del busto ed all’allungamento della colonna vertebrale; la respirazione che naturalmente verrà adottata è quella diaframmatico-toracica.

Lascia un commento