Paschimottanasana

Paschimottanasana è una posizione molto importante per questa disciplina tant’è che viene descritta nell’Hatha Yoga Pradipika (I, 28-29), nella Gheranda Samhita (II, 26) e nella Shiva Samhita (III, 92/94), anche se con nomi diversi.

Appartenendo alla famiglia delle posizioni di flessione tutti i suoi benefici sono legati a questa tipologia di asana e sono visionabili nel paragrafo ‘Introduzione Posizioni di Flessione’.

L’etimologia della parola deriva da paschima, che significa ovest e da uttan che può essere tradotto in estensione o allungamento. Quindi, paschimottanasana può essere tradotto come allungamento della parte posteriore, della parte ovest; un’altra interpretazione potrebbe essere legata al risveglio della sushumna che sale verso la testa percorrendo la parte posteriore.

Per quanto concerne le tecniche di esecuzione possiamo sbizzarrirci a provarne più di una considerando che Van Lysebeth e Satyananda hanno delle visioni diverse.. ma non dobbiamo dimenticare anche Iyengar che attribuiva grandi qualità  a questo asana per via del suo controllo sugli organi genitali.

Secondo Van Lysebeth questo asana è composto di una fase dinamica e di una statica.

Nella prima fase si inizia distesi a terra con le braccia ai lati della testa, dopo un breve rilassamento portare le braccia perpendicolari al pavimento con i pollici intrecciati tra di loro. Successivamente scendere con le braccia verso le cosce sollevando la testa e le spalle, le lombari sono al pavimento e lo sguardo è rivolto verso le ginocchia. Le mani procedono il loro cammino verso i piedi facendo sì che la colonna vertebrale si sollevi arrotondandosi di volta in volta. Arrivati con le mani ai piedi portare la fronte alle ginocchia ed il busto poggiato sulle cosce. Per ritornare a terra seguire l’ordine inverso facendo in modo che le mani mantengano la discesa a terra. Ripetere il tutto per tre volte e poi proseguire con la seconda fase, quella statica, la quale comprende due periodi di immobilità:

–          Il primo prevede lo stiramento della parte alta della schiena

–          Il secondo prevede l’abbandono e l’allungamento della colonna vertebrale

In ambedue i periodi l’addome deve essere tenuto per permettere la chiusura e l’allungamento della parte superiore.

Satyananda, contrariamente a quanto indicato sopra, inizia nella posizione seduta con le gambe allungate, i piedi uniti e le mani sulle ginocchia. La flessione del busto in avanti deve avvenire partendo dal bacino mentre le mani scivolano verso i piedi fino ad afferrare gli alluci. Una volta raggiunta la posizione di chiusura rilassare tutta la muscolatura posteriore e lasciare la possibilità al corpo di rendere la posizione stabile e comoda, anche attraverso il supporto della respiro che sarà profondo e lento.

Anche Iyengar propone la partenza dalla posizione seduta con le gambe tese, la differenza sta nella posizione delle mani che vengono poste al lato dei glutei. Le braccia aiutano la colonna a rimanere eretta mentre si protrae in avanti, le mani afferrano gli alluci e la testa va verso le ginocchia; mentre la colonna si flette la zona dorsale rimane piatta e la fronte tocca le tibie. Ai più sciolti viene proposto di afferrare i piedi con le mani corrispondenti, si arrotonda la colonna per poggiare il mento sugli stinchi.. oltre le ginocchia.

Lascia un commento