Viparita Karani

Viparita Karani o “atto del capovolgersi”.

Questo asana fa parte delle posizioni capovolte poiché l’ombelico è più alto del palato. Si parte dalla posizione supina per poi evolvere piano piano nella posizione finale, la quale lascia libero il collo grazie alla posizione del busto a 45 gradi.

Vediamo nel H.Y.P. come viene descritto (III, 78-82) :

Esiste un eccelso sistema che inganna la bocca del Sole: esso non può essere appreso neppure da milioni di testi sacri, ma solo all’insegnamento del maestro.

Per colui che ha l’ombelico in posizione superiore e il palato in quella inferiore, il Sole è in alto e la Luna in basso: questa, chiamata posizione inversa (viparita karani), è appresa grazie all’insegnamento di un maestro.

Chi la effettua giornalmente ha il fuoco gastrico ravvivato, e per questo praticante bisogna preparare una gran quantità di cibo:

se ha poco cibo, il fuoco gastrico lo consuma velocemente. Il primo giorno egli deve stare con la testa in basso e i piedi in alto per un istante;

poi, giorno per giorno, lo pratichi per una frazione di tempo di più: dopo sei mesi, le rughe e i capelli bianchi sono scomparsi; chi poi lo esegue per tre ore ogni giorno, vince la morte.

Invece, nella Gheranda Samhita (III, 29-32) tale posizione la vediamo trattata come mudra:

Il sole risiede alla base della regione ombelicale, la Luna alla radice del palato. Poiché il Sole consuma l’ambrosia (amrta), l’uomo è schiavo della morte.

La viparitakari-mudra, ben custodita in tutti i Tantra, spinge il Sole verso l’alto e reca la Luna in basso.

Appoggiare a terra mani e testa e restare immobile cone la gambe sollevate in alto, è la mudra detta viparitakari.

Chi praticherà questa mudra con costanza distruggerà vecchiaia e morte; perfetto in ogni mondo, egli non perirà nemmeno alla dissoluzione dell’universo.

Grazie alla pratica costante di questo asana la caduta dell’amrita nel fuoco del Sole viene rallentata e sospesa, dunque il potenziale vitale dell’uomo viene preservato. Viparita karani capovolge la visione dell’uomo, così come tutte le posizioni capovolte, rimuovendo tutti quegli aspetti che lo hanno tenuto “prigioniero” per essere compatibile alla società e rendendolo così libero.

La sua esecuzione, come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, parte da una posizione supina con le braccia ai lati del busto, i palmi delle mani indico sempre di mantenerli verso il pavimento per una maggiore adesione della parte dorsale. Nella fase espiratoria portare le ginocchia al petto, mantenendo una tonicità della cintura addominale; successivamente, inspirando sollevare le gambe verso l’alto e spingere con le braccia e le mani a terra per sollevare il bacino. Nella fase espiratoria portare la mani ai lati del bacino per sostenerlo, una attenzione va ai gomiti che devono rimanere ben accostati al busto al fine di lavorare senza grandi sforzi nella posizione. Come già accennato, il busto deve rimanere con una inclinazione di 45 gradi, in questo modo il collo è libero di ruotare verso destra e sinistra mentre l’addome rimane morbido e libero. La respirazione che deve viene instaurata è lenta e sottile, la chiusura della gola porta naturalmente questa variazione di flusso e intensità. La problematica che potrebbe presentarsi è legata alla poca tonicità e/o flessibilità del diaframma, che fa avvertire al praticante una sensazione di costrizione a livello addominale; in questo caso rimanere concentrati su ujjayi e scendere appena la sensazione si presenta ingestibile a livello mentale. Nella posizione statica il peso del corpo è sulle spalle, sul collo e sui gomiti ma, come detto in precedenza, il mento non deve premere sullo sterno quindi fate attenzione alla posizione del busto che deve rimanere leggermente inclinata. La durata di mantenimento ottimale va dai 3 ai 5 minuti, ma ciascuno di noi deve ascoltare i messaggi del nostro corpo senza sacrificare le aspettative finali.

Per ritornare nella posizione iniziale è consigliato riportare le ginocchia al petto, dopo aver posto il bacino a terra e le braccia ai lati del busto. A questo punto è possibile ritornare in posizione supina per sentire gli effetti di viparita karani sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Questo asana non deve essere assunto da chi:

  • soffre di fegato, milza o tiroide ingrossata
  • artrosi cervicale
  • ernia del disco
  • ipertensione o disturbi cardiaci
  • capillari oculari deboli
  • trombosi o sangue impuro
  • è in fase mestruale avanzata

E’ comunque consigliato chiedere assistenza ad un insegnate esperto al fine di poterla praticare con l’utilizzo di alcune varianti.

I benefici di viparita karani sono molteplici poiché:

  • migliora la circolazione nel bacino e negli arti inferiori
  • equilibra il sistema respiratorio
  • equilibra il sistema nervoso (donando calma alla mente e alleviando lo stress)
  • equilibra il sistema digestivo
  • equilibra l’apparato endocrino
  • tonifica le gambe e l’addome
  • migliora la flessibilità delle vertebre cervicali

Dopo aver elencato e spiegato questa posizione in tutti i suoi aspetti vi auguro di “aprire la vostra visione” e iniziare la pratica.

OM SHANTI

 

 

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