Garudasana

Garuda vuol dire aquila, da qui la ‘Posizione dell’aquila’.

In questa posizione c’è necessità di mantenere l’equilibrio nella staticità. Ovviamente si possono applicare delle varianti che permettono di privilegiare gli effetti dell’asana stesso a discapito, diciamo così, della posizione originale.. ma sappiamo che può andar bene lo stesso!

Quando si assume la posizione dell’aquila c’è un grande lavoro di scioglimento delle spalle, mentre alle gambe ed alle caviglie viene richiesta una grande forza e tonicità per permettere alla parte superiore di ergere.

Muladhara chakra è maggiormente stimolato nell’esecuzione di garudasana per via di quanto suddetto.

L’assunzione della posizione non è molto difficile e si parte da tadasana.

Espirando flettere il ginocchio destro e portare la gamba sinistra sulla coscia destra, il piede sinistro e lo stinco vengono posti nella parte posteriore della gamba destra; potremmo anche dire di accavallare completamente la gamba sinistra su quella destra. In questo esatto momento ci troviamo nella situazione in cui deve essere mantenuto l’equilibrio e, quindi, devono essere adottati tutti gli accorgimenti del caso (sguardo fisso su un punto davanti a sé, tonicità della parte bassa dell’addome, allungamento dell’espiro…).

Inspirando portare la braccia parallele al pavimento davanti a sé ed espirando flettere i gomiti posizionando gli avambracci all’altezza del torace. Il gomito sinistro dovrà essere posto sotto a quello destro e le mani dovranno essere unite per i palmi.. ad indicare il becco dell’aquila (anche qui assistiamo ad un accavallamento delle braccia mantenendo lo stesso ordine delle gambe). Ci tengo a precisare che per il raggiungimento della posizione alcune volte si tende a chiudersi con le spalle in maniera eccessiva, pertanto nell’inspiro successivo provare ad aprirle simulando una piccola rotazione indietro.

Il busto può rimanere eretto oppure può flettersi leggermente in avanti, in base alla mia esperienza personale nel secondo caso c’è la possibilità di mantenere meglio l’equilibrio lavorando più sui piedi. Da non dimenticare è la respirazione, la quale deve essere allungata nelle sue fasi grazie anche al supporto di ujjayi.

Durante la fase di mantenimento la respirazione, secondo il  mio punto di vista, deve essere diaframmatico-toracica; in molti testi ho trovato come indicazione quella di utilizzare una respirazione normale o profonda.

Quando lo si ritiene opportuno nella fase espiratoria ritornare in tadasana per l’ascolto delle sensazioni. Trattandosi di un asana asimmetrico c’è necessità di ripetere tutto con la parte opposta mantenendo le stesse accortezze.

Ma ora torniamo alla variante di cui vi parlavo all’inizio, la quale riguarda la posizione delle gambe. Per mantenere meglio la stabilità nella parte inferiore suggerisco di accavallare la gamba ponendo il piede a terra nella parte esterna della gamba di appoggio. Ovviamente le gambe devono essere flesse maggiormente per arrivare a terra, penso che questo sia il modo più efficace per abituarsi gradualmente a rimanere su un solo piede. Le persone alle quali ho proposto l’assunzione di garudasana con questa metodologia sono riuscite a vivere l’esperienza nella globalità invece di portare eccessiva attenzione al mantenimento dell’equilibrio.

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